Riconoscere precocemente i sintomi dell’articolazione temporo-mandibolare può aiutare a prevenire disturbi più complessi e migliorare la qualità della vita. In questo articolo voglio affrontare in maniera molto pratica un problema che affligge sempre più persone e che sembra essere un fenomeno che sta progressivamente aumentando e purtroppo coinvolge anche i bambini: mi riferisco ai cosiddetti disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. In questo contesto non mi interessa riproporre le innumerevoli classificazioni e fare la lezioncina didattica sui test canonici per fare poi diagnosi differenziale ecc…
Mi voglio, invece, concentrare sugli aspetti che possano davvero interessare il paziente e che possano essere un valido aiuto per il paziente nel sapersi orientare soprattutto nelle fasi iniziali della comparsa dei sintomi.
Faccio solo un piccolo inquadramento Anatomico e funzionale…
L’ATM ( Articolazione Temporo – Mandibolare) è situata anteriormente rispetto al trago dell’orecchio ed è composta principalmente da:
I principali muscoli che agiscono attivamente sull’articolazione sono:
Questa articolazione è coinvolta nelle funzioni fondamentali della:
Ora che ho fatto una panoramica molto generale della struttura e della funzione, vado a spiegare quali possono essere i meccanismi disfunzionali che possono indurre la comparsa dei sintomi. Durante una giornata standard ognuno di noi deglutisce circa 2000 volte e ogni volta che si produce questa azione automaticamente si portano in serramento i denti nella cosiddetta occlusione centrica ( Sapevate che è molto complicato deglutire a bocca aperta?? … provate!!). Oltre a questo mastichiamo più volte durante la giornata e ovviamente parliamo ( chi più e chi meno).

Già solo questo ci fa capire quanto questa articolazione sia in costante attivazione durante le funzioni fisiologiche. Ora provate a immaginare il sovraccarico meccanico che potrebbe subire se oltre a questo la iniziassimo a sottoporre a ulteriori sollecitazioni prodotte dalle parafunzioni:
Tutte queste azioni ripetute e, il più delle volte, involontarie possono produrre effetti diversi tra i quali:
Affaticamento della muscolatura coinvolta nella masticazione
Degenerazione del disco articolare
Stress e/o lassità dei legamenti
Nel rispondere a questo quesito è d’obbligo specificare che le caratteristiche di presentazione dei sintomi è molto variabile e con sfumature molto differenti da soggetto a soggetto. I disturbi possono insinuarsi in maniera subdola e diventare gradualmente sempre più invalidanti, senza un’apparente causa scatenante oppure possono essere improvvisi , legati ad un episodio traumatico specifico. Forse il miglior modo per veicolare il messaggio e fare in modo che vi rimanga impresso e , quindi, sappiate riconoscerlo per tempo, è riportare alcuni esempi che vedo regolarmente in studio.

Ragazza di 17 anni. Dopo un periodo di tensione ( scuola, amicizie…) inizia a sentire un click in apertura e difficoltà a mangiare cibi voluminosi o che richiedono una masticazione prolungata. Inoltre, al mattino lamenta un fastidio/dolore alla zona dell’angolo mandibolare e alla zona cervicale.
È bene precisare che il solo click o scroscio non viene considerato disturbo ATM e non richiederebbe interventi specifici ma solo un monitoraggio dell’evoluzione nel tempo. In questo esempio, invece, è importante iniziare a fare tutte le indagini necessarie per fare una diagnosi mirata e quindi intervenire tempestivamente per ripristinare la funzione motoria e contenere il sintomo doloroso.
Come?… Ve lo dico più tardi. Adesso passiamo al prossimo esempio.

Uomo 55 anni. Qualche settimana dopo una complicata e lunga estrazione di un dente del giudizio, inizia a lamentare dolore nella masticazione di alcuni cibi ( tipo fitta) e quando sbadiglia o apre in maniera massimale la bocca. In concomitanza si accorge anche di un senso di ovattamento dell’orecchio omologo al lato doloroso. A volte capita di percepire una sorta di irritazione superficiale della guancia. Comparsa di mal di testa ( di cui non aveva mai sofferto). Molto spesso le persone si rivolgono all’otorino, pensando che sia un problema a partenza dall’orecchio. L’Otorino, una volta constatato che localmente non c’è nulla, consiglia la visita con lo Gnatologo o il proprio dentista di fiducia.
Quali sono gli specialisti da contattare e in che ordine cronologico?… ne parliamo tra poco..

Ragazzo 25 anni. Frattura composta del ramo mandibolare. Intervento chirurgico con mezzi di sintesi riuscito perfettamente. A distanza di 3 mesi dall’incidente persistono limitazione in apertura e episodici eventi anche in chiusura. Predilige l’emi-lato “sano” durante la masticazione. Lamenta una tensione cervicale anteriore e saltuari cali di voce. Mi preme sottolineare che questo distretto ha moltissime relazioni funzionali e posturali con tutto il corpo per la presenza di un sistema di propriocettori molto sensibile.
Quando si presenta una qualsiasi perturbazione, è necessario valutare tutta una seria di distretti anche distanti dal complesso di cui stiamo parlando:
Apparato respiratorio
Sistema Nervoso Autonomo:
Sistema Muscolo- scheletrico
Adesso inizio anche a rispondere ad alcune domande che ci siamo posti precedentemente. Nel momento in cui compaiono alcuni dei sintomi riportati negli esempi precedenti:

In tutti questi casi è molto importante attivarsi velocemente e parlarne con il proprio Odontoiatra o Fisioterapista di fiducia. Il requisito fondamentale, però, è che sia specializzato nelle problematiche della sfera Gnatologica.

Questo distretto è molto delicato e complesso e richiede una formazione mirata e una conoscenza specifica nel lavoro interdisciplinare. Dopo una prima valutazione con queste 2 figure di riferimento ( Gnatologo e Fisioterapista specializzato) si possono aprire differenti scenari.
Il fisioterapista, dopo attenta valutazione, potrebbe optare per un trattamento mirato al rilascio delle tensioni muscolari e ad una cauta mobilizzazione passiva dell’articolazione. Questo produce, nella maggior parte dei casi, un’immediata sensazione di benessere e recupero di buona parte del range di movimento.
Altre volte, prima di intervenire, lo Gnatologo ( odontoiatra, Ortodonzista, maxillo-facciale..) può richiedere esami diagnostici approfonditi:
Tutto questo studio diventa molto utile per individuare la causa o le cause che causano il disturbo e di conseguenza scegliere la strategia terapeutica specifica:
La scelta di un eventuale dispositivo ( Bite) deve prendere in considerazione alcuni punti fondamentali:
Come accennato in precedenza, questo distretto, più di altri, richiede la valutazione e la collaborazione di più specialisti che dialoghini efficacemente tra loro per personalizzare e guidare il paziente nel processo di guarigione, in tempi più rapidi possibile.
l’incidenza delle persone che manifestano Parafunzione è in aumento. Tra i fattori scatenanti, lo stress è quello che risulta essere costante. Oltre alle terapie discusse precedentemente, è fondamentale cercare di lavorare sulla gestione della propria vita. Prendersi un momento per acquisire consapevolezza su cosa ci fa stare bene e cosa è solo apparenza effimera. Purtroppo siamo costantemente bombardati da messaggi più o meno subliminali che ci inducono a volere sempre qualcosa di nuovo, sempre di più. A volte il piacere del raggiungimento di quell’oggetto o di quell’obiettivo è offuscato da quello successivo. Il problema è che in questa incessante corsa e rincorsa ci perdiamo i momenti che contano davvero e sottoponiamo la nostra mente e il nostro corpo a continui input che richiedono una capacità di assimilazione che non sempre siamo in grado di sostenere.

Probabilmente il nostro sistema primordiale trova questi schemi apparentemente disfunzionali per sopperire ad un sovraccarico emotivo e sociale che ha avuto un’accelerazione troppo brusca negli ultimi 100 anni. Un altro aspetto che mi preme sottolineare parlando di questo argomento, è che osservo sovente persone che decidono di dare priorità, sia di tempo che economica, al lato estetico della dentatura rispetto a quella funzionale. Molti preferiscono spendere soldi e affrontare percorsi con allineatori e sbiancatori di denti piuttosto che in dispositivi funzionali abbinati al percorso riabilitativo.
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